28-29 Maggio 2016: "Crema del Pensiero" Anno XI

28-29 Maggio 2016: "Crema del Pensiero" Anno XI

E' DISPONIBILE IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL DELLA FILOSOFIA "CREMA DEL PENSIERO", 28 - 29 MAGGIO 2016:

 

Programma Crema del Pensiero 2016.pdf (880353)

Dibattito

Data: 31.05.2016

Autore: Patrizia de Capua

Oggetto: Dialogo inter-pensieroso

Tema:
Ama il prossimo tuo come te stesso

Svolgimento

E. B. Amare significa un legame di esistenza, una pro-vocazione che chiede di uscire da se stessi per andare verso l’altro. È un enigma, non un mistero.
Signor P. Cioè?
E. B. Il mistero è destinato a rimanere chiuso nel silenzio dell’irrazionale. Amore è parola apparentemente familiare, usata di frequente, ma difficile da decifrare. Però si può spiegare, se ci si impegna. Nel passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento, ciò che progressivamente viene sostituito è il destinatario dell’amore: nel primo è solo Dio, magari anche con sfumature erotiche.
Signor P. In che senso?
E. B. Nel Salmo 62, ad esempio, si invoca Dio con espressioni del tipo “il mio essere ti desidera”. Nel Nuovo Testamento, invece, il destinatario è il prossimo. Nell’ebraismo si può amare Dio senza amare il fratello. Nel cristianesimo si può amare il fratello senza amare Dio. Ma chi ama il fratello fa la volontà di Dio, e dunque chi ama il prossimo conosce Dio. Così il cristianesimo porta all’estremo il comandamento: traduci in pratica la volontà di Dio!
Signor P. E chi sarebbe questo prossimo?
E. B. Ogni essere umano, ma soprattutto il malato, il bisognoso, il carcerato, lo straniero, il nemico…
Signor P. Lo straniero?
E. B. Sì, come nella parabola del buon Samaritano. E se la Signora Thatcher dice “nessuno si ricorderebbe del buon Samaritano se lui avesse avuto solo buone intenzioni: lui aveva anche soldi!”, rispondiamo che lo ricorderemmo comunque se, trovandosi senza olio né vino, senza cammello, senza soldi per pagare la locanda al moribondo, gli si fosse accostato, facendosi prossimo a lui, restando con lui e assistendolo fino alla morte.
Signor P. Il nemico?
E. B. Questa è la parte più difficile, destinata a rimanere utopia per gli ebrei, ma insegnata ancora una volta da Gesù Cristo sulla croce, senza protagonismo. Egli infatti non dice: io vi perdono, bensì: Padre, perdona loro…
Signor P. Ma in fin dei conti che cosa si pretende da noi esseri umani? Non è azzardato domandare che riusciamo ad essere “misericordiosi come Dio”?
E. B. Nessuno lo pretende. Piuttosto ci viene richiesto di fare ciò che è nelle nostre possibilità. Se siamo ricchi, condividiamo i nostri beni con i poveri. Se siamo poveri, soccorriamo i deboli come nelle beatitudini, accostiamoci a loro con atti di misericordia corporale, poiché gli esseri umani hanno fame, sete, freddo, provano angoscia nella solitudine e nell’attesa della morte. Facciamo come la vedova povera che offre pochi spiccioli al tesoro del tempio, ossia dona tutto ciò che ha…
Signor P. Tutto qui? Ci vuole una gran fede. E poi?
E. B. E poi imitiamo Francesco che bacia il lebbroso…
Signor P. Quale Francesco?
E. B. Il già Santo.
G. G. Eh no, questo è troppo. Va bene condividere le proprie ricchezze con i poveri, va bene accogliere gli stranieri, va bene anche la tolleranza verso il nemico, a condizione che anch’egli sia tollerante e non sbeffeggi la libertà…ma il bacio al lebbroso proprio no. Se vedo un lebbroso non lo bacio, ma cerco la medicina per curarlo.
F. C. La medicina, come ogni scienza, richiede tempo, pazienza, sacrificio…
G. G. Ne hanno avuto di pazienza Galileo, Cartesio, Newton. Ma soprattutto hanno saputo dubitare.
F. C. I nostri ragazzi sanno dubitare? Chi insegna a dubitare, chi insegna a non aver paura dell’errore, vero passaggio cruciale nel metodo di ricerca, chi insegna la libertà creativa?
D. A. Colui che sa distinguere fra “esercizio” e “problema”. Il primo addestra, il secondo forma. Si dovrebbe smettere di confonderli, e si dovrebbe smettere di distinguere l’ “utile” dall’ “ornamentale”, come faceva una cultura americana del primo Novecento. Il tema argomentativo, il riassunto, la versione di Latino sono autentici strumenti formativi. Di più: la versione di latino è l’unico lavoro scientifico del Liceo Scientifico.
Signor P. Scusate, mi sono perso qualcosa? Di che stiamo parlando?
F. C. Di menti aperte per una società aperta.
Signor P. Ma… il tema?
D. A. Appunto: il tema non va abolito. L’abolizione è un furto per i ragazzi.
Signor P. Intendevo il tema come argomento…
D. A. Potrei citare mille validi motivi per passare dall’argomento del tema al tema come argomento. Comunque i ragazzi non capiscono ciò che leggono e non leggono abbastanza.
L. Z. Sbagliato. La nuova generazione legge molto. I giovani hanno spirito critico e, nel caos del mondo contemporaneo, cercano di realizzare utopie minimaliste. Però non li si vede perché sono introversi.
Signor P. Chi lo dice?
L. Z. Autorevoli ricerche scientifiche.
Signor P. Allora non leggono abbastanza, oppure leggono moltissimo?
L. Z. Leggono, ma spesso su schermo, e questo comporta una rapida dimenticanza: sull’e-book la pagina scorre e sparisce, il libro invece si può sfogliare in ogni momento, e così se ne conserva una visione d’insieme. Questi ragazzi, dopo aver letto un libro su schermo, desiderano incontrarne l’Autore in carne ed ossa, e ciò spiega la fortuna dei Festival.
Signor P. Dei Festival di letteratura. Di quelli di filosofia un po’ meno.
L. Z. Io comunque sono qui in carne ed ossa e posso scrivere dediche sui miei libri.
Signor P. Che cosa diceva della tecnologia?
L. Z. La tecnologia comporta la morte del prossimo…
Signor P. Bene: eccoci rientrati nell’argomento.
L. Z. …non voglio apparire luddista, ma la tecnologia ha creato un’alienazione universale. Quanti “amici” hanno i giovani su Facebook? Non sono veri amici. L’uomo si è evoluto in modo tale da vivere in gruppi piccolissimi. Oggi invece incontriamo migliaia di persone, ma in modo astratto. Il nostro sistema nervoso è programmato per immagazzinare circa 150 volti. Se ne passano migliaia sotto ai nostri occhi, subiamo uno stress insostenibile.
Signor P. Dunque chi è oggi il prossimo?
L. Z. Nessuno. Oppure 7 miliardi di uomini. Ma da lontano, senza poterli toccare come voleva fare Tommaso con Gesù Cristo per poter credere.
Signor P. I rapporti interumani sono irrimediabilmente compromessi?
L. Z. Direi di sì. Studi scientifici inglesi dicono che il rapporto con gli altri fra il 1990 e il 2010 è passato da 4 ore e mezza a un’ora al giorno. Al contrario il tempo trascorso davanti a uno schermo è passato da 3 ore e mezza a 7/8 al giorno.
Signor P. Con quali conseguenze?
L. Z. Secondo Microsoft il tempo di attenzione del canadese medio è passato da 12 secondi nel 2000 a 8 secondi nel 2013. Il che, tra l’altro, compromette gravemente la possibilità di dare risposte morali, a causa della rapidità della scelta.
Signor P. È grave?
L. Z. Considerando che il tempo di attenzione del pesce rosso è di 9 secondi…
Signor P. Come possiamo amare il prossimo se è morto?
L. Z. L’amore è sempre più difficile. Anche l’odio. Anche il dolore per la morte dell’altro, se ad ucciderlo è un drone telecomandato. Trionfa l’indifferenza.
F. C. L’arte ci salverà?
Conclusione
Lettore: Ma perché hai scritto queste cose?
Signor P. Non so: mi dicono che di solito non si capisce niente di ciò che scrivo. Forse perché chi mi legge è giovane.
Lettore: E secondo te questo si capisce?
Signor P. Non saprei. Non mi capisco nemmeno io. Sono diventato stupido restando troppo a lungo davanti al computer. Vado a parlare col mio prossimo in carne ed ossa.

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